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Salice Salentino: una storia di rivalsa

Salice Salentino: una storia di rivalsa

Il team di Winescritic è approdato questo Novembre sul suolo Salentino accolto con grande entusiasmo dal Consorzio di Tutela Vini DOP Salice Salentino e dai produttori, con il desiderio di raffrontare i progressi del comparto enoico che nel tempo si sta sempre più affrancando dal suo passato.

Le ferrovie che spesso costeggiano le cantine, con binari a ridosso dei locali di vinificazione, raccontano infatti la storia, relativamente recente, di una Puglia che non soltanto è conosciuta come “granaio d’Italia”, essendo leader nazionale per la produzione di grano duro, ma anche come bacino di raccolta e conferimento di uve, mosti e vini che, caricati sui treni, viaggiavano verso Nord.

Quando nelle regioni settentrionali la maturazione si raggiungeva con difficoltà, i tenori zuccherini vacillavano e le rese scarseggiavano ecco che giungevano in soccorso questi convogli carichi, portando colore e struttura da un più solatio tacco d’Italia.

Una storia che pesa ma che, tuttavia, si è convertita in un impulso verso una volontà condivisa dei produttori pugliesi di dimostrare quanto i loro vitigni e i loro vini abbiano le qualità intrinseche (e organolettiche) di potersi raccontare in autonomia.

Vino Rosso Salice Salentino Puglia Degustazione
Degustazione presso Cosimo Taurino
Cantine Serio Salice Salentino Degustazione Vino
In visita presso Cantine Serio

Fra i primi a credere fermamente in questo vi furono la famiglia Leone de Castris, tra i primi a imbottigliare il Salice Salentino, e Cosimo Taurino, che scelse di abbandonare una facile carriera come farmacista per dedicarsi alla vita di cantina con il supporto enologico di Severino Garofano. Parliamo di visionari, in un’epoca in cui lo sfuso la faceva da padrone e nessuno credeva che la viticoltura pugliese avesse una reale possibilità di affermarsi.

Ma questi esempi virtuosi sono diventati un volano che ha permesso a tutto il comparto di aprire gli occhi per rendersi conto di quanto potenziale inespresso ci fosse tra quei filari.

Salice Salentino Vino Puglia Castello Monaci
Castello Monaci

Il disciplinare del Salice Salentino e le nuove modifiche

Nel 1976, grazie all’impegno di un gruppo di vitivinicoltori locali, nacque dunque il primo Disciplinare di Produzione del Salice Salentino DOC, che prende il nome dall’omonima cittadina. L’area di produzione comprende i territori di Salice Salentino, Veglie e Guagnano, parte di Campi Salentina (in provincia di Lecce) e di San Pancrazio Salentino, San Donaci e Cellino San Marco (in provincia di Brindisi).

Attualmente, perseguendo una direzione stilistica che possa valorizzare ulteriormente il distretto sono state proposte alcune modifiche al disciplinare.

Per la produzione di Salice Salentino Rosso e Rosato è necessario impiegare almeno il 75% di uve Negroamaro, una percentuale che salirà all’85% con la modifica, mentre per riportare il nome del vitigno in etichetta è sempre necessario raggiungere il 90%. A saldo, sono ammesse la Malvasia Nera, come tradizione comanda, o altre varietà a bacca nera autorizzate nell’area del Salento.

Un’altra modifica al disciplinare prevede l’inserimento della menzione “Superiore”, ottenuta da rese contenute (9 ton./ha), piante di almeno 10 anni di età e una percentuale minima di Negroamaro sempre del 90%. L’invecchiamento minimo necessario è di 12 mesi a partire dal 1° novembre dell’annata di produzione delle uve, con la possibilità di utilizzare anche la menzione “vigna” a condizione che sia seguita dal corrispondente toponimo.

Per il Salice Salentino Bianco, i vitigni ammessi sono Chardonnay, Fiano e Pinot Bianco con una percentuale minima del 70%, oppure 85% se la varietà viene indicata in etichetta. Con le nuove modifiche le stesse regole valgono anche per la Verdeca, vitigno autoctono che da qualche anno sta vivendo una nuova giovinezza.

Apollonio Salice Salentino Vino Rosso

Altra grande opportunità è offerta dalla nuova proposta di vinificazione in bianco del Negroamaro: un esperimento avviato ancora da poche cantine, ma con risultati davvero sorprendenti. Con tecniche diverse, si ottengono dei vini bianchi dotati di freschezza e vivacità, concedendo al Negroamaro la possibilità di inserirsi in occasioni d’uso totalmente nuove. Peraltro, l’impiego di queste uve per coprire differenti tipologie di prodotto mette al riparo dagli eccessi di produzione di vini rossi, evitando sovraproduzioni e inflazione, problemi sempre più attuali, ma, al contrario, ritagliando una nuova fetta di mercato per questo vitigno che si dimostra dunque estremamente versatile.

Anche per la versione in rosato è in arrivo una modifica […]

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Troverai l’articolo completo e le degustazioni. 

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