MAZZEI: TERROIR E ZONAZIONE IN CHIANTI CLASSICO
Cantina che ha scritto il racconto, glorioso, del vino italiano degli ultimi trent’anni, con vini capaci di esprimere appieno lo stile e l’immagine del Chianti Classico di qualità.
A una manciata di chilometri da Siena, adagiato su suoli calcarei, l’antico borgo di Fonterutoli osserva quieto lo scorrere del tempo. Il perseverante incedere dei secoli non ha in alcun modo adulterato le Medievali sembianze di quel luogo che fu teatro del leggendario incontro tra i due cavalieri, l’uno senese, l’altro fiorentino.
Nell’intento di stabilire quale fosse il confine tra le due città rivali, i cavalieri sarebbero partiti l’indomani al primo canto del gallo, l’uno in direzione dell’altro: il punto del loro incontro avrebbe così fissato la frontiera tra Siena e Firenze.
Fu proprio il povero gallo bianco scelto dai senesi, troppo pasciuto e satollo, a consentire al cavalleggero fiorentino di percorrere molta più strada. O, forse, fu merito dell’affamato e mattiniero gallo nero scelto per la sua sveglia, tanto famelico, poiché lasciato a digiuno, da intonare a squarciagola quel bramoso desiderio di cibo, probabilmente, ancor prima che sorgesse il sole.
Il Castello di Fonterutoli è oggi una cantina dalla storia antica ma dal cuore moderno, animata dalla vibrante
passione per un territorio dai mille volti: il Chianti Classico.
Potremmo quasi dire, usando un’immagine più che calzante, che il vino scorre nelle vene della famiglia Mazzei da ben 24 generazioni.
Dal 1435, anno della consacrazione del matrimonio che unì Madonna Smeralda Mazzei e Piero di Agnolo da Fonterutoli, infatti, i Marchesi Mazzei non hanno mai smesso di dedicarsi al mondo vitivinicolo, interpretando e canalizzando in forma liquida l’anima complessa di un multiforme terroir.
Degli attuali 650 ettari di proprietà, oltre un sesto è dedicato ai vigneti, suddivisi in 7 aree produttive che abbracciano 3 comuni e frazionate in ulteriori 120 parcelle.
La zonazione, un concetto tutto toscano ereditato in buona parte da quegli storici frazionamenti intestini, e dal “coraggio” di quella Dichiarazione de’ Confini delle quattro Regioni datata 1716 ad opera del Granduca Cosimo III de’ Medici, è la vera forza di Fonterutoli.
«Il progetto dell’azienda» racconta Gionata Pulignani, direttore tecnico della maison, «è sempre stato quello di non omologarsi ma essere riconoscibile. Con questa prospettiva, i vigneti sono stati divisi in tanti piccoli appezzamenti, selezionati a dovere, che vendemmiamo e vinifichiamo separatamente».
Ogni singola parcella, invero, vendemmiata interamente a mano, segue una doppia selezione già in campo, ancor prima di arrivare in cantina per poi essere vinificata separatamente rispetto alle altre masse. Ad ogni vasca da 100 ettolitri corrisponde de facto la resa di un ettaro o poco più (tra i 60 e i 75 quintali di uva): un lavoro sartoriale che garantisce assoluto controllo sul prodotto.
«La scelta di frazionare in microaree » asserisce il Pulignani «è la naturale conseguenza delle molteplici identità del territorio che ci ospita: la zona A è diversa dalla B che è diversa dalla C, e così via. Non si tratta di una questione di superiorità qualitativa ma di specifiche caratteristiche che denotano ogni singolo terroir. Questa è la grandezza del Classico. Andiamo dai 220m s.l.m. di Siepi» prosegue «sino ai 600 di Badiòla, il che comporta una variabilità enorme delle singole parcelle».
Con il proposito di valorizzare puntualmente la poliedrica espressione del Chianti Classico, i Marchesi Mazzei hanno tradotto in Gran Selezione il frutto di 3 vigne, Badiòla, Vicoregio e Fonterutoli. I vigneti dimorano in 3 comuni differenti, rispettivamente Radda in Chianti, Castelnuovo Berardenga e Castellina in Chianti, e trasferiscono nel calice l’anima di questi 3 Cru da Sangiovese in purezza.
«Certo è un lavoro complicato» commenta Gionata «ma è proprio questa attenzione, quasi maniacale, che fa tutta la differenza: l’obiettivo è preservare il più possibile ciò che il territorio ci dà. La qualità» aggiunge «è un concetto essenzialmente complesso quando subentra il gusto personale; quello che, per contro, può essere universalmente condivisibile è la volontà di rispettare l’espressione di questi terreni vocati, delineando uno stile aziendale sempre riconoscibile».
Proprio l’identità è il carattere, forte, della famiglia Mazzei e di Fonterutoli, sono state ciò che ha consentito a quest’azienda, dagli anni Settanta in poi, di disegnare, invero, lo stile e l’immagine del Chianti Classico di qualità. Sono una delle cantine che ha scritto il racconto, glorioso, del vino italiano degli ultimi trent’anni: un esempio di impegno e rigore nell’elevare il potenziale del Chianti Classico, ma anche un faro di tecnologia, studi, osservazioni, prove e risultati ineccepibili sia dal punto di vista metodologico sia nel loro legame con la terra.
«Oggigiorno è certamente tutto più complesso: fino a qualche anno fa con 10 ottenevi 50, adesso con 100 ottieni, forse, 10. Essere riconoscibili, farsi interpreti di diverse piccole espressioni di un grande Chianti Classico, è sicuramente un percorso ancora lungo, ma è, e sarà ancora in futuro, il più grande successo di Fonterutoli».



