POLIZIANO – VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO

Poliziano: di nome e di fatto

“Ciao Letizia, benvenuta!”

mi accoglie Maria Stella Carletti abbracciandomi.

Mi ero ripromessa tante volte che sarei andata a Montepulciano a trovarla e finalmente ero lì.

L’azienda Poliziano mi ricorda un po’ della mia vita passata, quando mi occupavo di itinerari turistici e prenotavo degustazioni per stranieri provenienti dai 4 angoli del globo.

Era una di quelle aziende di riferimento sul territorio di Montepucliano, ad appena dieci minuti dal centro del fascinoso borgo storico.

“Oggi abbiamo una superficie di 150 ettari, ma tutto è iniziato con mio nonno, che nel 1961 ha acquistato i primi 20.” Mi racconta Maria Stella “all’epoca ancora si lavorava tanto con lo sfuso, non c’era l’attenzione che sarebbe arrivata poi con la gestione delle rese anche se ci troviamo in un territorio in cui la qualità è sempre stato un riferimento importante”

Ed è la storia a confermarlo.

Appena cinque anni più tardi nasceva, infatti, il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e l’omonima DOC (ne ho parlato anche qui).

Nel 1980 è stato proprio il Vino Nobile di Montepulciano a fregiarsi della prima fascetta di stato per la denominazione controllata e garantita.

Poco prima di questa data, Federico, figlio del fondatore Dino Carletti, aveva terminato gli studi in agronomia per iniziare a dedicarsi attivamente all’impresa di famiglia.

“Papà apportò molto cambiamenti sia in vigna che in cantina” racconta Francesco Carletti, fratello di Maria Stella entrambi figli di Federico.

“Per prima cosa aumentò i ceppi per ettaro e con l’avvento degli anni ’80 decise di introdurre anche vitigni internazionali”.

Nasce così nel 1987 il loro IGT “Le Stanze”, uno dei primi cinquanta IGT della Toscana.

90% Cabernet Sauvignon con un saldo di Merlot, con 16 mesi di affinamento in barrique nuove. 

Trae il suo nome dall’opera di Angelo Ambrogini, detto il Poliziano. Al poeta si ispira il nome stesso dell’azienda.

Il lavoro di Federico è sempre stato chiaro: estrarre il più possibile per ottenere dei vini capaci di distinguersi per la loro longevità.

“Più che di tannini si parlava di ‘tannoni’” riferisce Francesco. La volontà era quella di ottenere dei vini di grande estrazione ma anche prospettici.

Proprio nei primi anni Ottanta arriva la seconda etichetta di grande successo che porta la firma della famiglia Carletti: l’Asinone.

“Mentre in zone come il Piemonte già si lavorava sulle singole vigne e le identificazioni dei Cru, qui in Toscana la zonazione era ancora un concetto lontano” sottolinea Maria Stella mentre scendiamo in cantina.

“Eppure mio padre ha voluto portare avanti il suo progetto perché si rendeva conto che quando vendemmiavano, da quella vigna usciva sempre una vasca di Sangiovese particolarmente buona. Così finalmente decise di vinificarla separatamente e nacque l’Asinone”.

Dal nome della vigna omonima, l’Asinone è uno dei primi “single vineyard” di Toscana, prodotto, appunto, da una singola vigna isolata, a schiena d’asino.

Qui, le viti non sono piantate a rittochino, ovvero scendendo diritte ma seguendo le linee di livello da sinistra verso destra.

Il calice si presenta di grande carattere: rubino intenso, profondo e articolato sotto il profilo olfattivo, con marasca, prugna coscia di monaca, ribes e spezie intrecciate a toni di legno di sandalo, lavanda, e nuance di torrefazione, con una spinta balsamica a rinfrescare il quadro.

Il sorso, succoso e deciso, presenta una trama tannica di grande finezza, mai invadente, abbraccia il palato in un lungo incontro di arancia sanguinella e ritorni fruttati.

Mentre attraverso il corridoio con le annate storiche mi sembra quasi di vivere un viaggio nel tempo.

Come se ascoltando Maria Stella e il suo entusiasmo riuscissi a vivere la stessa vibrante emozione che doveva aver provato suo padre all’uscita di quella prima bottiglia di Asinone.

Lei ha ereditato quella stessa passione.

Si sente nelle sue parole.

Vedo lo scintillio nei suoi occhi di ventenne che sembra raccontarmi una storia da donna adulta.

Una donna che sa esattamente da dove viene, e ne riconosce il valore, la ricchezza. E, al tempo stesso, sa benissimo dove sta andando e dove vuole essere.

Se la tradizione mette le radici, l’avanguardia non manca di renderle più solide. Per questo la tecnologia è una valida alleata in casa Poliziano.

Nel piazzale di ricezione delle uve sono infatti presenti due linee diverse: una destinata ai vini top di gamma, con tavolo di selezione manuale e un diraspatore di ultima generazione, capace di eliminare i raspi con grande gentilezza al fine di mantenere l’acino più integro possibile; l’altra con selettore ottico per velocizzare il lavoro per i prodotti non da singola vigna.

Le attenzioni più scrupolose vengono così riservate tanto all’Asinone quanto al Nobile di Montepulciano Le Caggiole.

Quest’ultimo entrerà di diritto nel progetto Pievi (che puoi approfondire qui), approvato in via definitiva la scorsa estate.

Un vino austero e raffinato, rubino-granata, meno intenso nella materia colorante se raffrontato all’Asinone, sebbene sempre da Sangiovese in purezza e da una vigna che dista appena 1km.

Il naso viene colto da sensazioni di gesso e pietra focaia, quindi toni di viola e rosa appassita con cacao, tabacco e frutta scura sullo sfondo.

Si concede un po’ per volta, è uno di quei vini da dimenticare nel calice, per tornarci di tanto in tanto, scoprendone sfumature sempre nuove.

La bocca ha un approccio verticale, fresco, teso, con ritorni agrumati e un piacevole finale con percezioni di biscotto alle mandorle. Un’identità ben precisa, inconfondibile nella sua personalità.

degustazione vino rosso

“Anche a me piace prendermi del tempo per degustare” mi confessa Maria Stella, vedendo come me la sto prendendo comoda nel passare da un calice all’altro.

“Il bello del vino è anche questo” aggiunge “Io posso raccontarti tanto della vigna, della vinificazione, anche di quello che si sente nel calice ma alla fine l’esperienza di degustazione è qualcosa di assolutamente personale, in cui ognuno ha i propri tempi”.

Mi ritrovo molto nelle sue parole.

Del resto, ogni calice richiede il tempo giusto per esprimersi, un po’ come accade per le persone.  Non tutte si dimostrano per quel che sono al primo sguardo

E il vino, non smetterò mai di ripeterlo, non è un settore adatto a chi ha fretta.

Bisogna saperlo attendere.

Quello che posso dire è che ho trovato così tanta maturità in questa ragazzi di 24 anni che avrei voluto avere la sua stessa risolutezza quando 10 anni fa avevo la sua età e, forse, ancora della mia vita sapevo così poco.

E’ stata una visita davvero emozionale.

Per me, è stato un po’ come chiudere un cerchio della mia vita, dove corsi e ricorsi della storia per qualche motivo ti riportano al punto di partenza e ti ricordano dove stai andando e perché lo stai facendo.

Perciò grazie Maria Stella, per l’ospitalità, l’amicizia, per i racconti e per avermi ricordato cosa significa fare il lavoro che si ama e continuare sul proprio cammino mettendoci sempre tutta quella tenace passione che ci anima e ci fa sentire vivi.

A presto,

Letizia

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