SAGRANTINO DALL’ANIMO ROCK, TERRE DE LA CUSTODIA

SAGRANTINO ROCK

Con il primo giro di macina del mulino a pietra per la lavorazione di grano e olive, la famiglia Farchioni, di origini austriache, ha dato avvio al suo sogno nella terra del Sagrantino.

Sagrantino di Montefalco Terre de la Custodia
Ingresso della cantina

Accanto a olio e farina, la viticoltura ha sempre avuto il suo spazio sebbene l’impiego delle uve insistesse su una sfera schiettamente famigliare.

La genesi dell’impresa vitivinicola fu merito di Pompeo Farchioni: “Si confrontò con il padre e con il nonno” racconta Paolo Romaggioli, direttore tecnico della cantina “per fargli presente il suo desiderio di lasciare ai figli qualcosa di diverso, che non fosse circoscritto al lavoro del mulino. La sua idea era, infatti, quella di avviare una propria produzione di vino e in soli sei mesi riuscì a mettere insieme 6 ettari di Sagrantino” prosegue Romaggioli.

Sagrantino di Montefalco Terre de la Custodia
con Paolo Romaggioli

 

La produzione di Pompeo partì ufficialmente nel 2003, avvalendosi, peraltro, della preziosa consulenza enologica di Riccardo Cotarella, incontrando però una sua iniziale reticenza rispetto a vitigni quali Sagrantino e Grechetto che Farchionti, con la sua tenacia e determinazione riuscì comunque a vincere.

Oggi, sono 180 gli ettari dell’azienda, che si arricchiscono di nuovi impianti ogni anno.

Oltre alle vigne collocate intorno alla cantina di Gualdo Cattaneo, ci sono altri 3 blocchi principali: un’area nei pressi di Bastardo, una sotto Montefalco, destinata in prevalenza ai rossi, e l’area di Monte Martano, dove le vigne si dispongono sui due versanti rivolti verso Todi a 450m slm e lambiti da una ventilazione costante tutto il giorno. Qui, i terreni sono costituiti da maggior scheletro rispetto agli altri della zona che sono, invece, ricchi di argilla e lignite, e hanno dimostrato di essere particolarmente vocati per la coltivazione dei bianchi.

Abbracciando sfide sempre nuove, Terre de La Custodia ha dotato la propria cantina di macchinari e vasi vinari dall’elevato tasso tecnico.

Per la selezione delle uve, ci si avvale di un doppio selettore, ottico e densimetrico. Quest’ultimo è in grado di separare, per densità, gli acini in funzione del loro contenuto zuccherino, selezionando soltanto quelli in grado di garantire l’alcol potenziale voluto.

Nei locali dedicati all’affinamento, poi, trovano spazio contenitori in legno di piccole dimensioni prodotti attraverso una tostatura ottenuta senza fuoco diretto, ma per convezione: l’aria viene fatta circolare all’interno del legno ad alte temperature senza però bruciare, dando così luogo ad una tostatura più “dolce” rispetto a quella con il fuoco, che accorda una giusta maturazione della lignina senza appesantirla.

“Il Sagrantino ha certamente necessità di fare un lungo affinamento in legno, ma non volevamo che diventasse invadente. Peraltro, queste barrique beneficiano di una tostatura che arriva molto più in profondità; parliamo di 1-1,3cm rispetto a quelle tostate a fuoco diretto che si fermano a 4-5mm” spiega il direttore “Inoltre, la lignina vira in questo caso verso componenti più dolci, più morbide, che ben si prestano alla domesticazione delle durezze del Sagrantino. È una scelta costosa ma il risultato ci ha dato grandi soddisfazioni sin da subito”.

Uno dei fiori all’occhiello dell’azienda è certamente l’Exubera,

frutto di una selezione di uve del vigneto adiacente alla cantina e soprannominato da Giampaolo Farchioni “Sagrantino Rock”.

“Per Giampaolo questo vino è tanta vibrazione e melodia, proprio come la musica rock” conferma Romaggioli, e prosegue “Volevamo realizzare un Sagrantino capace di essere apprezzato sin dalla sua prima uscita, dal tannino bene in vista, come si addice a questo vitigno, ma che fosse comunque più morbido e meno aggressivo”

Questa nuova interpretazione del Sagrantino, sottende la volontà di proporne una versione non semplicemente moderna quanto attuale, nella misura in cui il vino dimostri una buona bevibilità anche in gioventù, discostandosi da un modello di vino austero, comprensibile quasi esclusivamente in prospettiva.

L’Exubera è, effettivamente, una coerente conseguenza dei valori della famiglia Farchioni: ogni prodotto deve, prima di tutto, piacere alla famiglia. “In fin dei conti, se in una cosa non ci credi non riesci né a presentarla né a proporla” conclude il direttore “Dobbiamo essere i primi a crederci.”

Una realtà in continuo divenire, che nel tempo ha dimostrato una capacità di comprensione non soltanto di sé stessa, in termini di evoluzione e qualità, ma anche di un futuro non sempre intelligibile.

L’animo di Pompeo Farchioni si è intessuto a maglia stretta con la sua azienda tanto da diventarne parte integrante, ed è seguendo il suo esempio che i figli Giampaolo, Marco e Cecilia continuano a scrivere la storia targata Farchioni 1780.

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