VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO – IL VINO DEI NOBILI

CONTUCCI E IL VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO

La famiglia Contucci costudisce da oltre mille anni la storia del vino Nobile di Montepulciano tra le mura del medievale borgo toscano.

Interni di Palazzo Contucci

È del 1008 il primo documento che attesta la presenza dei Contucci a Montepulciano.

Oltre mille anni di una storia legata a doppio filo con la cittadina poliziana. 

Inserita nel contesto bucolico che si snoda tra Val d’Orcia e Val di Chiana, Montepulciano, vanta una tradizione vitivinicola antichissima che ha ben presto assunto una connotazione d’élite: il Vino Nobile di Montepulciano.

Era il vino dei nobili, per i nobili.

Ce lo raccontano le parole di Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III «è un vino da Signori».

Persino Thomas Jefferson non poté resistere alla piacevolezza del vino di Montepulciano, tanto da ordinarne 123 bottiglie nel 1803.

«Nei secoli le altre famiglie nobili si sono allontanate da Montepulciano o si sono estinte, mentre i Contucci ci sono sempre stati e ci sono ancora» riferisce Andrea Contucci, patron dell’azienda.

Andrea Contucci

La cantina storica, affacciata su Piazza Grande.

Qui, ogni anno, si avvicendano oltre 70mila visitatori.

Si sviluppa nei 3 livelli sotterranei di Palazzo Contucci, edificato in epoca rinascimentale. Un dedalo di tortuosi cunicoli, in cui s’inseriscono vasche di cemento, botti e bottiglie in affinamento.

«Nonostante sia faticoso, abbiamo mantenuto sempre attiva la nostra cantina. È una storia unica, e non è soltanto nostra» Prosegue Contucci «è la storia di Montepulciano».

Si tratta infatti dell’ultima cantina regolarmente attiva nel centro di Montepulciano.

170 ettari di proprietà, distribuiti fra 3 appezzamenti, di cui 21 vitati per un totale di circa 80-100mila bottiglie l’anno: un limite imposto proprio dalle condizioni strutturali della cantina.

I vigneti si trovano fra Sant’Albino, Nibbiano, e la zona del torrente Salarco, a ovest, verso la Val d’Orcia.

«Abbiamo da sempre fatto una scelta di concetto incentrata sulla valorizzazione del vino che rappresenta la storia di Montepulciano,» chiarisce «per questo abbiamo sostenuto sin dal principio il Progetto delle Pievi».

Il nuovo disciplinare per la menzione “Pieve”, dai dettami molto stringenti, non vuole peraltro limitarsi al concetto di UGA (Unità Geografiche Aggiuntive).

La resa per ettaro viene portata da 80 a 70q con un massimo di 2,5Kg per ceppo, da viti la cui età minima deve essere 15 anni.

Sono ammesse solo varietà autoctone: Sangiovese, localmente denominato Prugnolo Gentile, almeno per l’85%; Canaiolo, Colorino, Ciliegiolo e Mammolo a saldo.

«Le nostre procedure ricalcano già il disciplinare previsto per le Pievi» asserisce il Contucci. 

«Abbiamo viti che superano i sessant’anni e rese per ettaro entro i 60q. Sposiamo da sempre l’idea di qualità che questa denominazione si prefigge sin dalla sua genesi e il progetto delle Pievi non fa eccezione. Fra i suoi principali obiettivi» continua

«c’è quello di creare un vino  ineccepibile».

«Non vogliamo però che la Pieve si limiti a essere la punta di diamante della denominazione, piuttosto, essa potrà fungere da sprone per elevare la qualità media di tutti i prodotti. Questo progetto così ambizioso» conclude Andrea Contucci «ci aiuterà anche a riportare l’attenzione degli opinion leader sulla nostra Denominazione, come faro di qualità e determinazione».

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