TRA PIEVI E QUALITA'
E’ uno di quei posti in cui lasci il cuore, Montepulciano.
Non puoi far altro che lasciarti guidare dalle sue stradine, in un saliscendi di vicoli, scale e scorci meravigliosi sul panorama circostante.
Ogni volta che ho l’occasione di tornare qui, per qualche inspiegabile ragione, mi sento bene.
Profondamente bene.
Sarà che il tempo sembra scorrere più lento.
Senza fretta.
Tra il 14 e il 20 Febbraio in questa splendida cornice è andata in scena l’Anteprima dedicata al Vino Nobile di Montepulciano, annata 2020 e Riserva 2019.
Scenografia dell’evento, la Fortezza Medicea, a pochi passi da piazza Grande, che dal 2016 ospita la sede del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano.
Al suo interno, si trova l’enoliteca consortile, frutto delle iniziative del Consorzio, dove è possibile assaggiare diverse etichette della denominazione alla mescita.
Sorseggiare del vino, camminare (e persino ballare) sopra le rovine etrusco-romane visibili attraverso il pavimento in cristallo durante il dopo-cena organizzato dalla compagine dei giovani produttori, è stato qualcosa di unico.
Il progetto Pievi
Gli assaggi di questi giorni sono stati intensi, un condensato di quella volontà generale di proiettarsi verso un futuro in cui il dictat è uno soltanto: qualità.
Del resto, il Vino Nobile di Montepulciano, si è fatto alfiere di questo concetto sin dal principio, tanto da essere la prima Denominazione Controllata e Garantita d’Italia (1980).
Ma è anche la prima denominazione italiana ad aver ottenuto la certificazione secondo gli standard Equalitas.
E non si è fermata qui.
Il progetto “Pievi” accompagna il cammino della Denominazione verso il suo ideale di eccellenza, mirando sempre più in alto.
Se da un lato ricorda concettualmente la zonazione delle UGA (Unità Geografiche Aggiuntive) del Chianti Classico, dall’altro, il suo focus si concentra su un aspetto differente.
Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta.
Le Pievi di Montepulciano si aggiungerebbero come terza tipologia di Vino Nobile, con la relativa menzione.
Il progetto ha visto la luce nel 2020, perché il periodo del covid non ha certo fermato l’intraprendenza e la voglia di fare dei vignaioli poliziani.
A breve dovrebbe arrivare l’approvazione definitiva alla variazione del disciplinare.
Luca Tiberini, Vicepresidente del Consorzio e Presidente della Commissione Qualità, è uno dei principali protagonisti di questo progetto e, insieme agli altri tecnici, sta portando avanti la profilazione delle 12 pievi.
Nel frattempo, i produttori hanno già iniziato a parcellizzare il raccolto così da vinificare separatamente quelli che al momento sarebbero vini atti a divenire Pieve.
Sarà poi da chiarire, tramite eventuali deroghe, la possibilità o meno di mettere in commercio annate precedenti all’approvazione del disciplinare.
Il disciplinare delle Pievi
I dettami del disciplinare per la menzione “Pieve” sono molto restrittivi.
Eppure, sono stati approvati all’unanimità in assemblea consortile, sintomo di una volontà condivisa di puntare a una qualità sempre maggiore.
Ed è questo il fulcro del discorso.
Per comprenderlo, vediamo insieme qualche punto centrale del disciplinare:
- Per produrre un Vino Nobile di Montepulciano “Pieve” si possono utilizzare esclusivamente piante con minimo 15 anni di età.
- La produzione è fissata a 2,5 Kg per ceppo, e massimo 70q per ettaro (anziché 80).
- Oltre al Prugnolo Gentile (Sangiovese), per almeno l’85%, sono ammessi a saldo soltanto vitigni autoctoni come Ciliegiolo, Canaiolo, Mammolo e Colorino.
- Maturazione di minimo 36 mesi di cui almeno 12 in legno e 12 in bottiglia
Ogni Pieve, poi, porta con sé caratteristiche, o comunque tendenze, specifiche.
- Cervognano, Caggiole, Valardegna, Ascianello e S.Albino hanno dimostrato un profilo aromatico incentrato sul frutto e un tannino serrato.
- Le Pievi Cerliana, San Biagio e Le Grazie portano anche un corredo balsamico, congiuntamente a una tannicità abbondante.
- Infine, le Pievi poste a Est, Badia, Gracciano, Valiano e Argiano, mostrano una trama tannica più sottile e toni floreali in bella mostra, accompagnati da agrumi e foglia di tè.
L'obiettivo delle Pievi
Il grande obiettivo comune, figlio di questo nuovo disciplinare, non si limita, però, a una distinzione in termini di risposta enologica rispetto alle differenti zone.
Va ben oltre.
Presentandosi, ad oggi, come apice qualitativo della piramide, la Pieve sarà in realtà il traino per elevare in generale la qualità media di tutti i prodotti entro la denominazione del Vino Nobile di Montepulciano.
In questo modo, la Pieve non vuole limitarsi a essere la punta di diamante.
Al contrario, essa sarà il punto di partenza.
Sarà lo stimolo per continuare a perseguire un ideale di qualità sempre più alto e che coinvolga tutti i prodotti enoici del poliziano.
Un pensiero candidamente espresso da Luca Tiberini durante il nostro incontro:
“Il concetto di qualità della pieve è un qualcosa di più complesso di quello che può sembrare. Oggi può ancora essere visto come un elemento dell’apice piramidale della produzione, ma si sta lavorando affinché non si limiti a questo, ma divenga, piuttosto, la ‘normalità’ del futuro. Un domani dovremo produrre soltanto questo vertice, e nient’altro”.
La riflessione di Tiberini trova eco nelle parole di Andrea Contucci, patron di una delle aziende più storiche di Montepulciano, e ultima cantina ancora ufficialmente attiva nel centro del borgo:
“Tra gli obiettivi delle Pievi c’è la volontà di creare un vino nuovo, ineccepibile, strettamente qualitativo. Per questo motivo il disciplinare è così stringente. Costringe ad attuare un livello tecnico e di controllo assolutamente elevato per spingere le aziende a lavorare ancora meglio, aumentando, in risposta, la qualità media di tutti i prodotti, a partire dal Rosso. Questo ci aiuterà anche a riportare l’attenzione degli opinion leader sulla nostra Denominazione, come faro di qualità, grazie a questo progetto così ambizioso e frutto di grande professionalità“.



