Orvieto, l’areale bianchista tra Umbria e Lazio
Tra grandi cooperative e piccole aziende vinicole, l’Orvieto si presenta come l’espressione corale di un territorio dalla grande pluralità di interpretazioni, con un potenziale nel tempo in cerca di maggiore spazio
Winescritic.com approda a Orvieto, città del vino di origine etrusca, una popolazione che ha lasciato un’impronta decisa del proprio passaggio su queste terre, in special modo per quanto concerne la viticoltura.
Ne è un esempio il tradizionale sistema di allevamento ad alberata che qua e là ancora si intravede, spesso più a scopo ornamentale che produttivo, e localmente chiamato Testucchio o Stucchio (in foto è visibile una vite maritata ad acero presso l’Azienda Palazzone), in cui la vite si presenta arrampicata su un acero. Arroccata su una rupe tufacea, come altri borghi del territorio e la non lontana Civita di Bagnoregio, Orvieto è stata oggetto di diversi interventi di mantenimento poiché il materiale di origine vulcanica che ne costituisce il basamento (in prevalenza formato da tufi, ignimbriti e colate di lava) è posizionato al di sopra delle sabbie plioceniche, creando un “pavimento” poco stabile e soggetto al dilavamento.
È proprio durante il Pliocene che gran parte dell’area viene inondata dalle acque, motivo per il quale è facile reperire, in alcuni vigneti, conchiglie fossili.
Le litologie fondamentali di questo areale comprendono dunque, oltre a terreni vulcanici e sabbiosi, anche terreni alluvionali e argille.
Una delle caratteristiche essenziali di Orvieto, che influisce sulle proprietà organolettiche dei vini, come ci riferisce il Direttore del Consorzio Tutela Vini Orvieto Francesco Alessandro Nini, è legata alle escursioni termiche, che si inseriscono in una tendenza climatica subcontinentale.
La congiunzione di singolari condizioni, unitamente alla presenza del vicino bacino artificiale di Corbara, accorda la possibilità di realizzare dei vini muffati da vendemmia tardiva, inclusi come tipologia nel disciplinare dell’Orvieto DOC.
Nelle sale del Consorzio, sono stati degustati circa 50 campioni, comprensivi delle proposte in rosso del territorio ascrivibili a diverse denominazioni (Umbria, Tuscia, Orvietano Doc), con una discreta adesione di cantine consorziate sebbene incompleta.
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