31° Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano: Pievi ufficialmente sul mercato da febbraio 2025
Dal 14 al 16 Febbraio 2025 si è svolta la trentunesima Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano.
L’annuale appuntamento ha quest’anno una rilevanza ulteriore: dopo oltre 4 anni di lavori, il 5 febbraio 2025 il nuovo Disciplinare del Vino Nobile di Montepulciano con menzione “Pieve” (ne avevo già parlato qui), è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Dal mese corrente sarà finalmente possibile anche per il pubblico assaggiare e acquistare le nuove etichette.
Ponendosi come il vertice della produzione, il prezzo di vendita del Vino Nobile di Montepulciano Pieve DOCG si attesterà tra i 40 e i 70 euro (per il 60%) con referenze che potranno però anche superare i 100 euro.
Secondo le stime del Consorzio questa menzione rappresenterà circa il 10% del totale del Vino Nobile di Montepulciano per un totale di circa 600 mila bottiglie all’anno.
Le Pievi
Frutto di approfonditi studi geologici e geografici, le 12 Pievi (ascrivibili alla categoria delle Menzioni Geografiche Aggiuntive), fanno da eco alla nomenclatura già in essere in epoca tardo romana.
Ciascuna di esse corrisponde a una di quelle circoscrizioni ecclesiastiche minori in cui una determinata area faceva capo a una chiesa principale (la pieve, appunto) attorno alla quale si sviluppava gran parte della vita sociale.
Come anticipato, le Pievi, in cui l’areale di Montepulciano è stato suddiviso, sono 12: Caggiole, Ascianello, Badia, Sant’Albino, Sant’Ilario, Cervognano, Cerliana, Le Grazie, Gracciano, Valardegna, Valiano, San Biagio.
Nel corso dell’anteprima, la presentazione del progetto ha trovato un luogo d’eccellenza per il proprio svolgimento: la Chiesa di San Biagio.
“La chiave di lettura dell’indagine storica effettuata per il ‘progetto Pievi’ doveva nascere da qualcosa di vero e di reale” riferisce Riccardo Pizzinelli, Presidente della società storica Poliziana “portando indietro la lancetta del tempo di circa 1500 anni, ripercorrendo quanto accadde dopo la fine l’impero romano.
Con lo sfaldamento dell’impero anche a livello amministrativo, le pievi si insediarono laddove c’erano comunità cosicché quelli che erano dapprima essenzialmente luoghi religiosi, hanno assunto un’importanza anche amministrativa.
Essendo fra i pochi edifici murati erano, ad esempio, il luogo in cui si svolgevano le assemblee, e la vita sociale ha niziato così a ruotare attorno ad essi”.
“Abbiamo tenuto conto di 3 aspetti chiave: il catasto storico, la morfologia e la geologia” aggiunge Francesco Lizio Bruno, geologo “Il catasto storico aveva delineato nel comune di Montepulciano alcune grandi aree, dai limiti vasti e indicati generalmente da due nomi anziché uno.
Ma queste aree racchiudevano geologie, paesaggi e morfologie diverse.
La carta delle Pievi, che oggi tecnicamente sono assimilabili a Unità Geografiche Aggiuntive, ci avvicina all’idea di paesaggio, perché da una determinata geologia, si creano delle forme ben chiare in termini paesaggistici.”
Il suolo di Montepulciano si distingue essenzialmente in due da un punto di vista dell’origine geologica:
- Sedimenti di origine marina, risalenti al pliocene (5 milioni di anni fa)
- Sedimenti di origine fluviolacustre (che defluivano verso la Valdichiana)
“Nel pliocene tutta quest’area era ancora ricoperta dal mare, non a caso nei suoli oggi si individuano macro-fossili appartenenti a quel periodo.
Una serie di sollevamenti hanno portato poi all’individuazione di dorsali e quindi colline, come Montepulciano, un alto morfologico che poggia su una serie di sabbie compatte.
Si sono poi create delle zone fluvio-lacustri; dalla sedimentazione profonda, che avveniva in mare, si passa quindi a quella dei fiumi scendendo verso la Val di Chiana, con sedimentazioni da grossolane a più fini in base alla portata dei fiumi stessi.”
Sfruttando le diverse origini geologiche si è giunti dunque all’individuazione delle 12 Pievi, Unità o Menzioni Geografiche Aggiuntive, all’interno delle quali si riscontra un paesaggio omogeneo, caratterizzato anche dallo stesso uso del suolo e da una geologia comune.
The Pieve Project Manual
Un opera che nasce in lingua inglese, con la collaborazione fra gli altri di Jessica Dupuy, e presentata durante l’Anteprima dal Master of Wine Andrea Lonardi, con l’obiettivo di essere soprattutto un manuale d’uso, per comprendere il complesso ragionamento che sottende l’elaborazione delle Pievi.
“Abbiamo iniziato a scrivere questo libro non nelle parole ma nei contenuti – esordisce – Un lavoro che ha richiesto 4 anni ed è un qualcosa che non era mai stato fatto in Italia.
Abbiamo cercato di comprendere i diversi profili dei vini – e aggiunge – Lo scopo
ultimo è dunque quello di enfatizzare le diverse caratteristiche di questo territorio, ed è altrettanto vero che le 12 pievi allineano oggi questa denominazione ad altre importanti basti pensare alle MGA di Barolo, le UGA del Chianti e i Climats di Borgogna”.
Ciò che differisce in modo sostanziale dalle sopracitate denominazioni territoriali è tuttavia legato essenzialmente all’incrocio di ben tre diversi livelli di dati che hanno poi condotto allo sviluppo del progetto.
Un’attenta “site evaluation” come l’ha definita Lonardi, operata ricercando eventuali elementi comuni all’interno di queste zone che qualificassero i vini.
“Le Pievi hanno un profondo legame con il territorio, e i confini tracciati non sono confini municipali, né tantomeno confini legati squisitamente alla geologia”.
Sono, in effetti, tre gli elementi (Pillars) che hanno condizionato questo nuovo shaping di Montepulciano
- Il catasto storico, seguendo la suddivisione territoriale storica (pievi)
- La geologia e la composizione del suolo
- La morfologia del paesaggio
“Si tratta di un concetto nuovo di classificare e dividere il territorio.
Mi sento di ringraziare Tiberini, che ha portato anche un nome che fosse assolutamente territoriale” sottolinea Lonardi.
Un concetto di zonazione che si può dunque definire nuovo, dal valore tanto storico-cultuale quanto enologico e tecnico.
“Per far sì che questo prodotto arrivi a tutti, abbiamo l’obbligo di trasmettere non solo questo vino, ma il territorio nella sua interezza. E dietro questo ci sono le persone – afferma Adua Villa, globetrotter gourmet – c’è tutto un mondo che coesiste: una comunità che parla di questo vino”.
Il Disciplinare delle Pievi in sintesi:
Vigneti: almeno 15 anni di età
Vitigni ammessi: Prugnolo Gentile (Sangiovese) minimo 85%;
A saldo sono ammessi soltanto: Canaiolo Nero, Ciliegiolo, Mammolo e Colorino.
Resa per ettaro: max 70 quintali
Affinamento: min 36 mesi (di cui min. 12 in legno); Min. 12 mesi in bottiglia.
Le degustazioni
Gli assaggi delle Pievi svolti durante l’anteprima, al netto di un’attuale mancanza di uniformità di annate (sono state presentate 2021, 2022 e 2023 comprensive di campioni pronti per l’immissione sul mercato, bottiglie in affinamento e campioni di botte) e di una ristretta rosa di aziende (da un massimo di 5 per Pieve Cervognano a un minimo di una singola presenza per Pieve Le Grazie, Valiano, San Biagio, Ascianello e Sant’Albino) hanno consentito di valutare lo stato dei lavori in virtù dell’imminente uscita sul mercato, coinvolgendo, con risultati positivi, anche gli altri vini entro la denominazione.
L’innalzamento degli standard produttivi richiesti per la realizzazione delle Pievi, così come era in origine fra gli obiettivi, sta comportando un effetto benefico sulla totalità della produzione, spostando sempre più verso l’alto, e con una buona uniformità, la qualità media dei prodotti a marchio Vino Nobile di Montepulciano.
Per quanto concerne le Pievi, a fronte degli assaggi svolti insieme al team di Winescritic.com, Caggiole e Ascianello svettano tra le referenze che si sono maggiormente distinte con Poliziano (97/100), Tiberini (95/100) e De’ Ricci (95/100) sul podio.
Seguono a poca distanza anche Pieve Gracciano, con Tenuta Gracciano della Seta (94/100) e Talosa (94/100) per Pieve Le Grazie.
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Photo credits: Consorzio Vino Nobile di Montepulciano, Letizia Porcini, Winescritic.com



