L’ANIMA ENOICA DELLE MARCHE, IN UN UNICO CONSORZIO
Un Consorzio ombrello per 16 denominazioni e la promozione non soltanto di prodotti enologici ma di un intero territorio: Le Marche.
Un nome al plurale per questa regione, Le Marche.
Terre di confine, quelle che un tempo erano le marche del Sacro Romano Impero.
Un’anima poliedrica dunque, che si riflette nella ricchezza paesaggistica di un territorio che corre dalle alture degli appennini alle cristalline acque del Conero in appena un’ora.
Nel mezzo, un saliscendi di colline, disegnate dall’attività dell’uomo e dalla tradizione mezzadrile che le ha plasmate.
In questo caleidoscopico contesto si inserisce l’attività dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini.
Un organo consortile di ampio respiro che rappresenta il trait d’union di denominazioni molto differenti per dimensioni, base ampelografica e areali.
È senz’altro «una situazione molto particolare, ma al tempo stesso molto positiva,» sostiene il Presidente IMT Michele Bernetti «perché siamo riusciti a mettere assieme un gruppo importante di denominazioni, cercando di fare sistema per lavorare insieme sui problemi e le prospettive che le nostre denominazioni hanno».
Il consorzio
«La domanda che ci pongono un po’ da tutta Italia» esordisce Alberto Mazzoni, enologo e Direttore IMT «è sempre questa: ma come avete fatto a costruire un consorzio con 16 denominazioni? Prima di tutto» spiega «c’è da considerare che nelle Marche già negli anni ’80 c’era un forte associazionismo. Noi ci siamo inseriti in questo panorama, ancora frastagliato, negli anni 1999-2000. L’istituto è nato in primis dalla volontà di grandi produttori di costruire un sistema che potesse avallare le complessità burocratiche in cui versava il comparto vitivinicolo in quegli anni. Non esisteva, infatti, un unico organo in grado di gestire le differenti necessità e, dunque,» aggiunge «i produttori si trovavano a dover fronteggiare un complesso iter per la gestione della propria attività».
Effettivamente, il quadro era piuttosto articolato.
La Regione Marche aveva il suo ruolo nella gestione della politica vitivinicola, mentre la verifica delle superfici vitate spettava all’Ispettorato dell’Agricoltura. L’albo dei vigneti era in mano alla Camera di Commercio, con le sue commissioni di degustazione, ma controlli e le sanzioni rimanevano di pertinenza dell’Ufficio repressione frodi.
«Il grande problema era che questi 4 organi non comunicavano fra loro» sentenzia Mazzoni «Occorreva dunque un ponte, uno strumento capace di coordinare i vari uffici: così è arrivato l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini. Istituto perché prima dell’arrivo dell’IMT esistevano consorzi per ogni denominazione che, sebbene approvati dal ministero, non avevano gli strumenti per poter seguire le nuove regole comunitarie. Esisteva anche un’associazione dei produttori in grado di occuparsi, fra le altre cose, delle attività di promozione».
Partendo da questo sistema, sciogliendo i vecchi consorzi per riunirli sotto una nuova veste ufficiale, è nato l’IMT con l’atto notarile dell’8 Settembre 1999 i cui soci fondatori erano:
Terre Cortesi Moncaro Soc. Coop. a r.l.
Fazi Battaglia S.p.a.
Azienda Vinicola Umani Ronchi S.p.a.
Colonnara Soc. Coop. a r.l.
Cantina Soc. di Matelica e Cerreto D’Esi Soc. Coop. a r.l.
Cantina Sociale Valdinevola S.p.a.
Casa Vinicola Gioacchino Garofoli S.p.a.
Vinimar Soc. Coop. a r.l.
Az. Agr. Fattoria La Monacesca di Cifola Casimiro
Mancinelli Stefano
Az. Agr. Conte Leopardi Dittajuti
Az. Agr. Marchetti di Marchetti Maurizio
Cantina Cavalieri di Benedetti Eugenio
Quacquarini Lanfranco
Az. Agr. Santa Cassella
Az. Agr. Quacquarini Alberto
Az. Agr. Lucchetti Mario
Az. Agr. Degli Azzoni Avogadro Carradori Roberto
Az. Agr. Farroni Eolo
«Siamo partiti con 7 DOC della Regione Marche,» riporta il Direttore «quelle che al tempo vantavano un’importanza produttiva, qualitativa e commerciale rilevante. Per raggiungere le dimensioni odierne,» commenta «abbiamo impiegato 13 anni, perché c’è sempre stata un bel po’ di diffidenza. La nostra struttura prevede oggi ben 27 consiglieri affinché tutte le doc siano rappresentate in base alla loro produzione».
Sono 519 le aziende attualmente associate e il loro numero cresce ogni anno.
Il territorio che esse abbracciano comprende oltre 7500 ettari di vigneto tra le province di Ancona, Macerata e Pesaro-Urbino.
L’IMT copre dunque 16 delle 20 denominazioni marchigiane, di cui 4 docg e 12 doc:
Rosso Conero DOC, Conero DOCG, Verdicchio di Matelica DOC, Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC, Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva DOCG, Verdicchio di Matelica Riserva DOCG, Colli Maceratesi DOC, Lacrima di Morro d’Alba DOC, Esino DOC, Serrapetrona DOC, Vernaccia di Serrapetrona DOCG, Bianchello del Metauro DOC, Pergola DOC, Colli Pesaresi DOC, San Ginesio DOC, I Terreni di San Severino DOC.
Focus sul Verdicchio
Vitigno identitario di questa regione, poliedrico e sorprendente, il Verdicchio detiene caratteristiche varietali che lo rendono estremamente duttile: adatto alla spumantizzazione, complice l’acidità, passando per i vini fermi, di pronta beva o da invecchiamento, con passaggio in legno, sino al passito, grazie alla buccia spessa che aiuta nel processo di disidratazione degli acini.
Maggiore acidità nel calice quando si parla di Matelica, dove il clima si fa più continentale, data l’influenza degli Appennini con altitudini che arrivano a superare anche gli 800m.
A questo si aggiunge la posizione geografica dell’Alta Vallesina.
Si tratta, infatti, dell’unica valle marchigiana disposta da Nord a Sud: correndo parallela alla costa si trova relativamente riparata dall’influenza mitigatrice delle correnti marine.
La zona dei Castelli di Jesi si distribuisce tra 25 comuni, tanti quanti sono i “Castelli” ed è delimitata da confini naturali quali il fiume Musone a sud e il Cesano a nord. I vigneti si trovano ripartiti su altimetrie molto differenti fra loro, da un minimo di 70m sino a 550m slm, regalando nel calice significative differenze che ne denotano la provenienza.
Lo spettro olfattivo di un calice di Verdicchio, al netto della tipologia, è ampio: si muove tra fieno, erba tagliata e fiori (tiglio, acacia), note agrumate di pompelmo, lime unitamente a sentori fruttati di mela, melone, frutta tropicale, mandorla e note di anice. La maggiore o minore maturità degli aromi sarà il riflesso del suo areale di provenienza mostrandosi tanto più citrico, floreale e “croccante” laddove le temperature si fanno più fresche.
Con il passaggio in legno, il Verdicchio si arricchisce di tostature senza perdere in eleganza e finezza, nonostante il tenore alcolico si aggiri sui 13,5% superandoli con altrettanta facilità.
Le Marche e l'enoturismo: una storia ancora tutta da scrivere
Un capitolo complesso, che deve ancora trovare completa espressione riguarda l’enoturismo in territorio marchigiano.
La volontà di destagionalizzare i flussi per riuscire a coprire l’intero anno si scontra con la carenza di strutture ma anche di un adeguato sistema di trasporti e connessioni per raggiungere le destinazioni di interesse.
Ad oggi, si sta dunque lavorando a partire da una logica di sistema affinché il contributo di tutti i settori, privato e pubblico, possa consentire di operare di concerto perseguendo il comune obiettivo di valorizzare il turismo enogastronomico.
«Oggi va fatto un passo ulteriore» afferma il Presidente Bernetti «Non ci si deve limitare all’assaggio del vino e l’acquisto della bottiglia. Dobbiamo, piuttosto, mettere a sistema, nel circuito del Tour Operator, non soltanto la nostra offerta di attività enoturistiche ma anche le altre attività che ci sono nel territorio, i borghi, la parte artistica e quanto ancora abbiamo» e questo nell’ottica di «Legare in maniera sempre più forte e integrata il vino al territorio» gli fa eco l’Assessore con delega all’agricoltura Andrea Maria Antonini.
«La nostra è una regione molto ricca e ciò consente di diversificare molto l’offerta sul piano turistico» sottolinea il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli «Riteniamo che il vino sia un prodotto strategico per la promozione del territorio, una sorta di biglietto da visita della Regione Marche, capace quindi di diventare un grande attrattore».
Più forti le parole di Dott.ssa Cristina Mottironi della Bocconi School of Management, che chiama all’azione anche a livello di marketing e comunicazione poiché «è inutile fare se non facciamo sapere che stiamo facendo».
Da qui l’invito a sostenere e pianificare un’adeguata comunicazione delle attività per distribuire l’esperienza enogastronomica sui canali più adeguati e far giungere l’informazione ben al di là dei confini regionali.
Una storia ancora tutta da scrivere dunque, ma che segna già i suoi primi piccoli successi guardando al futuro con sincero ottimismo e voglia di fare, coinvolgendo in prima persona i produttori di vino quali ambasciatori di un territorio animato dal risoluto pay off “Let’s Marche”.
Materiale fotografico: Ispropress; Letizia Porcini.



