57° edizione di Vinitaly, il Salone del vino e dei distillati: soddisfazione per le presenze e un nuovo input per l'enoturismo
Si è conclusa la 57° edizione di Vinitaly, Salone internazionale dei vini e dei distillati con 97mila presenze complessive (le stesse registrate nella precedente edizione) e con un +7% per quanto concerne gli operatori esteri provenienti da oltre 130 nazioni.
Una nota particolarmente positiva giunge dai mercati della top 3 per il vino italiano: Stati Uniti, Germania e Regno Unito, che segnano un +5% di buyer presenti provenienti dai primi due e un interessate +30% per il mercato britannico.
«Vinitaly 2025 chiude con un’edizione di successo, in cui il mondo del vino italiano ha saputo esprimere unità e capacità di reazione, anche di fronte alle difficoltà iniziali legate all’introduzione dei dazi USA – commenta Federico Bricolo, presidente di Veronafiere – Verona si è riaffermata come capitale europea del vino».
Si riconferma inoltre l’appuntamento statunitense della manifestazione a Chicago, previsto per il prossimo Ottobre, a conferma del successo della prima edizione del 2024.
Tra gli appuntamenti in fiera, svoltasi dal 6 al 9 Aprile 2025, un nuovo spazio è stato dedicato all’enoturismo, tema sempre più centrale come asset economico del mercato del valore di 3 miliardi di euro di fatturato in Italia (per leggere il comunicato stampa clicca qui).
Una promozione integrata di vino, cultura e ospitalità dunque, cui hanno preso parte 67 azienda per un totale di 76 strutture ricettive da 15 regioni.
Le opportunità dell’enoturismo
Come emerge dai dati condivisi da Ismea Mercati (Aprile 2025) in merito alla filiera vitivinicola, le aziende agricole afferenti a questo settore sono più di 240mila per oltre 680mila ettari di superficie che si traducono in una media superficie aziendale di 2,8 ettari (senza tenere conto delle aziende vinificatrici e imprese industriali).
In un epoca, dunque, in cui le PMI dominano il mercato del vino in termini numerici (mentre in termini di mercato la quota parte maggioritaria si distribuisce entro lo 0,34% delle aziende che rappresentano però oltre il 70% del fatturato*) il settore enoturistico costituisce un valido alleato per rivendicare l’autenticità di piccole aziende vinicole, aumentare il valore percepito del prodotto e fare branding.
Unitamente a questo, come dimostrato dall’indagine sul settore vinicolo in Italia operato dall’area Studi Mediobanca (dati 2023) i ricavi dai servizi enoturistici hanno segnato un +67% nel 2022 e all’interno di essi le visite in cantina spopolando raggiungendo quasi l’80% mentre l’accoglienza alberghiera rimane delegata al 32-33%.
Un’ulteriore riflessione conduce alla risonanza che il movimento turistico può avere nellla rivalutazione di molte aree extraurbane.
L’enoturismo, dunque, non rappresenta un potenziale unicamente per quanto concerne il segmento vino poiché, una rete integrata fra imprese di piccoli agricoltori e artigiani di un determinato territorio, specialmente se off the beaten path, (per dirla all’amaricana) può consentire di costruire un’esperienza di villeggiatura diversa, nuova e capace di proporre servizi differenziati, incrementando le potenzialità di suddetto territorio e, di rimando, l’utile collettivo.
La conditio sine qua non resta sempre la stessa: dotare queste aree di servizi sufficienti a soddisfare una domanda, seppur minuta, di turismo, offrendo ospitalità, anche nelle stesse aziende vinicole o agriturismi limitrofi, una ristorazione a base di prodotti a km 0 da agricolture e allevamenti locali, attività di svago e visite culturali volte all’approfondimento, valorizzazione e tutela del territorio nella sua interezza.
Vinitaly: gli incontri
Quest’anno voglio concedere dello spazio ad alcuni incontri e approfondimenti che ho avuto l’occasione di fare durante la fiera.
Perché il mondo del vino è fatto sì di cantine ma, soprattutto, di persone che ti arricchiscono con i loro racconti.
La Liguria di Tenuta Maffone
Eliana mi racconta la sua storia, fatta di quelle sliding doors della vita che cambiano del tutto i nostri percorsi.
I suoi bisnonni erano già agricoltori, e lo stesso i nonni, in tempi antecedenti all’istituzione delle denominazioni.
Il vino non era ancora un prodotto valorizzato, specialmente su quegli impervi appezzamenti della Riviera di Ponente.
“Io sono cresciuta a pane e ormeasco, ma mio nonno mi diceva: La vigna è Tigna” mi racconta Eliana, per spiegarmi quanta caparbietà e determinazione occorra per affrontare quelle condizioni ‘eroiche’.
Dopo essersi allontanata quindi da quel mondo rurale, dedicandosi a tutt’altro, finirà per tornarci, un passo alla volta, a partire dagli anni Duemila, come il numero delle prime bottiglie realizzate insieme al marito.
Oggi la loro vita è tornata a essere intrecciata totalmente a quei viticci, desiderosi di recuperare questo patrimonio storico e culturale.
“Ci sono piante ultracentenarie tra quei vigneti, dove hanno lavorato generazioni – Mi spiega, sentendosi in qualche modo investita della responsabilità di proteggere quel pezzo di storia dove si trovano persino delle viti prefillosseriche a piede franco.
Tra i miei assaggi:
Pigato Superiore Giuanò Riviera Ligure di Ponente DOC 2022
Fresco e luminoso nell’approccio olfattivo, con sensazioni citrine e vegetali in prima battuta quindi pomi mediterranei e frutta tropicale. Corpo medio, con sensazioni burrose al palato, sapido in chiusura.
Per approfondire: Tenuta Maffone
Lo Champagne secondo Abelé 1757
La quinta maison di Champagne mi ha regalato emozioni davvero incredibili.
Ho avuto il piacere di conoscere l’Export Manager e condividere alcuni assaggi, dopo aver letto l’articolo pubblicato sulla rivista L’Assaggiatore (che puoi trovare qui).
Il nuovo Chef de cave dopo un attento lavoro ha codificato la liquer d’expedition, trovando l’optimum nello Chardonnay e aumentando i vin de reserve della Maison.
Etienne Eteneau ha dedicato moltissimo tempo alla degustazione per assimilare lo stile della maison al fine di riproporlo attraverso la sua visione. Un altro elemento chiave risiede nella selezione degli assemblaggi da diverse aree dello Champagne per ottenere dei vini di grande bilanciamento tra freschezza e profondità, ricercando una persistenza sempre eccellente.
Tra i miei assaggi:
Extra Brut Blanc de Blanc 1757 edizione limitata Millesimo 2019
Chardonnay (20% vin de reserve)
48 mesi sui lieviti
E’ stata operata la pratica del poignettage anche conosciuta come coup de poignet ovvero ‘colpo di polso’ che consiste nel movimentare le bottiglie anche durante la sosta sui lieviti per aumentare il processo di autolisi e ottenere aromi più sviluppati.
Perlage finissimo, il naso è aggraziato, articolato e profondo, apre su note di panificazione e pasticceria, frutta secca quindi lascia spazio a delicate note di fiori bianchi, spezie e ricordi agrumati con nuance tostate sullo sfondo. Il sorso è soddisfacente, dai ritorni coerenti con la via diretta, velatamente sapido sul lungo congedo.
Sourire de Reims Brut Millesimato 2013
Chardonnay 60% Pinot Nero 40%
10 anni sui lieviti
Il sorriso di quell’angelo che si trova all’interno della Cattedrale di Reims, distrutta durante la Prima Guerra Mondiale. L’Ange au Sourire, come è noto, fu decapitato in quell’occasione, divenendo un simbolo di quel momento così drammatico. Henri Abelé, promotore del rilancio della maison fondata dal trisnonno, si impegnò dunque personalmente nell’opera di restauro della statua, che si è trasformata così in un rinnovato simbolo di speranza.
L’olfatto colpisce per la sua intensità e profondità, con apertura su dolci note di miele e pasticceria quindi ginestra e sfumature tostate. Il palato è espressivo e ampio, con ritorni di frutta tropicale e mediterranea matura, spezie dolci, morbido e fresco al contempo, in un equilibrio di grande grazia.
Per approfondire: Champagne Abelé 1757
Una realtà di storia e prestigio in Franciacorta
In occasione dei 40 anni dell’azienda Castello Bonomi è giunto il momento di mettere a disposizione di un pubblico affezionato e amante delle vecchie annate, alcune perle.
Con Roberto Paladin abbiamo fatto un percorso a ritroso, partendo dal Castello Bonomi Cuvée 1564 Brut Nature 2018, l’unico della denominazione ad aver inserito nella cuvée il massimo ammesso dal disciplinare per l’Erbamat ovvero il 10%.
Vitigno autoctono recuperato, l’Erbamat risulta essere oggi un valido alleato per restituire ai Franciacorta quella vibrante acidità che annate sempre più calde rischiano di mettere in affanno.
“Siamo tra i primi a vendemmiare in Franciacorta” mi spiega Roberto mentre apre un Riserva Lucrezia Etichetta Nera 2011 (100% Pinot Nero e oltre 120 mesi sui lieviti) seguito da un Dosaggio Zero 2010 sboccatura 2015.
Ciò che colpisce, un assaggio dopo l’altro, è la linea comune che tutti i Franciacorta mostrano, sottendendo alla volontà di mantenere un timbro univoco, riconoscibile, con il desiderio di concedere a chi assaggia una freschezza sempre viva, accompagnata dalle declinazioni che ogni etichetta offre.
*(Fonte: il prezzo del Vino, Cover Story L’Assaggiatore ONAV N. 28)
Per approfondire:


